Coltelli nel Bosco: si, no e come?
Andrea Nutini

Lo sognavo da bambino, ogni sera, il mio primo coltello.

Silente nel suo fodero in cuoio, con un manico di finto osso, un lama di acciaio improbabile, un laccetto al polso per non perderlo.

Nei miei occhi dei dieci anni il vero coltello da esploratore. Ho dovuto riempire la pagella di “distinto” ed “ottimo” per averlo ma alla fine è arrivato.

Questa piccola reliquia ha compiuto per anni stragi di innocenti rametti e scavato centinaia di inutili buche prima che lo sostituissi, ma sempre con eterni sorrisi sulle labbra.

Non so più dove sia, e me ne dispiace molto, avrebbe trovato il suo posto insieme a molti altri, spesso comprati solo per sfizio.

La storia dell’uomo è sempre stata accompagnata dal coltello: di pietra, di osso, piombo, ferro, ossidiana e poi acciaio e poi ceramica.

Un oggetto con una punta ed un filo tagliente che si è soltanto evoluto nelle forme e nei materiali senza passare mai di moda…

Non si può pensare al Survival o al Bushcraft senza pensare immediatamente al coltello.

Sono stati scritti migliaia di articoli sulla scelta del modello più corretto, sulla lama più efficace, sull’acciaio più indistruttibile, ma il coltello è uno strumento nato per un lavoro, e, se scegliete quello giusto, lo fa maledettamente bene; sceglierete quello più adatto allo scopo, tenendo a mente che alla fine, per noi survivalisti occasionali, entra in gioco anche la passione e la bellezza dell’oggetto.

Oggi lo Stato Sociale ci impone tuttavia restrizioni e modalità sul porto e sull’uso di tale strumento, che è fondamentale conoscere e rispettare, così come la classificazione e la destinazione d’uso originaria degli strumenti da taglio che portiamo con noi nel bosco.

Ho utilizzato non a caso la parola “strumenti” poiché ogni oggetto dovrà appartenere a questa categoria , ovvero quella dalle cosiddette armi improprie.

Prima distinzione in ambito di Strumenti da taglio ed armi bianche; sono armi PROPRIE “ le spade, I pugnali, ovvero con lama a doppio filo, i coltelli a scatto con meccanismo automatico o a molla, i coltelli generici sempre a doppio filo, i push daggers, i bastoni animati e le baionette che includano il meccanismo di aggancio, ovvero non demilitarizzate”.

La loro destinazione è l’offesa della persona e sono solo “trasportabili” con apposito titolo, ad esempio una licenza di “porto d’armi”.

Sono armi IMPROPRIE tutti gli altri coltelli ed utensili da taglio, di qualsiasi forma e dimensione che abbiamo come destinazione primaria un “lavoro” e non l’offesa; ad esempio i coltelli bushcraft e survival, i milleusi, i falcetti, i machete, le asce etc.

Quindi sono utensili che possono diventare armi improprie, ma con una destinazione originale di strumento.

Questi sono “trasportabili” e a volte “portabili” con giustificato motivo.

Volendo approfondire la distinzione, è bene specificare la differenza tra “porto” e “trasporto”; il trasporto di un’arma si verifica quando l’oggetto NON è di immediata disponibilità, ovvero non facilmente impugnabile o comunque a portata di mano del soggetto trasportante.

Un esempio classico è il trasporto all’interno del baule dell’auto, possibilmente dentro ad una borsa o astuccio, posizione che implica una serie di movimenti per potervi accedere, diminuendo così la possibilità di brandeggio in caso di litigio, ad esempio.

Il porto è l’esatto opposto, ovvero l’avere l’utensile in immediata disponibilità; addosso, ad esempio o in una borsa a tracolla, o nell’abitacolo della propria auto.

Le armi improprie tuttavia possono essere “portate” in presenza di giustificato motivo; ad esempio, ed è il nostro, un coltello in caso di escursione o trekking, l’accetta per fare legna, un falcetto per un contadino o un potatore, un coltello pieghevole per elettricisti da esterni, un coltello da sub durante un’immersione.

Comportamenti che sarebbero inutili e sospetti in un qualsiasi contesto urbano, e quindi sanzionabili, spesso con pene pesanti, ma che sono ammessi in momenti strettamente legati ad una situazione che ne giustifichi la loro presenza.

É necessario tenere a mente che non è consentito, pur rilevando l’assurdità di tale divieto, nemmeno il costante trasporto cittadino di un coltellino mille usi nel baule dell’auto, se non appunto mentre andate in montagna o a fare un’escursione.

Per essere più chiari

Immaginate di dover andare a fare un trekking; partirete da casa con i vostri coltelli ed accette nello zaino che saranno chiusi nel baule dell’auto.

Arrivati sul posto indosserete lo zaino e vi addentrerete nel bosco; solo a quel punto tali utensili potranno essere “portati”, anche se il buon senso consiglia di poter portare un coltello da bushcraft al fianco, ma non un immenso bowie o un machete; portateli nello zaino ed estraeteli solo quando vi servono davvero.

Io personalmente nei vari cammini ho spesso portato in tasca un piccolo pieghevole per le emergenze, non ultima quella di rimanere impigliato tra i rovi, e lasciato coltello e falcetto pennato nello zaino.

Attenzione però che una volta usciti dal bosco ed entrati in un qualsiasi centro urbano, seppure un piccolo villaggio per un buon caffè, dovrete rimettere il coltellino nello zaino, al fine di comprovarne perlomeno la “non immediata” disponibilità.

Recentemente alcune criticabili sentenze hanno messo in discussione la natura dei coltelli pieghevoli, assimilandoli a quelli a scatto, con una assurda interpretazione della norma che per una volta è chiara, ma giova dire che recentemente la Cassazione ha ribadito quanto esposto in questo articolo, confermando la loro caratteristica di “utensile da taglio”; si veda in merito Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza n. 10979/15 .

Tuttavia, se davvero vorrete essere in regola, bisogna fare attenzione ad un ulteriore classificazione, molto importante…

Differenza delle Lame Proprie e Improprie

Come si fa a comprendere se il machete che mi porto nel bosco è davvero un machete, quindi utensile e arma impropria, o non è invece una spada e quindi arma propria assolutamente non portabile né trasportabile se non con titolo?

La risposta in verità è molto semplice; dipende esclusivamente dalla destinazione decisa dal produttore e con la quale viene posta in vendita.

A titolo esemplificativo il “Thai machete” di una famosa marca, pur assomigliando ad una spada ed essendo affilatissimo, nasce come machete ed a questo è destinato.

Attenzione a cosa acquistate; se vi venisse invece l’idea di portare nel bosco la “Zombie Chinese Survival Sword” con lama verde acido comprata on-line, sappiate che state trasportando una spada nata appunto come tale, ovvero “Sword” e siete passibili di denuncia penale nel caso troviate qualcuno particolarmente pignolo!La disciplina è semplice ma va compresa ed applicata con attenzione, specialmente in questo periodo di caccia alle streghe.

I coltelli sono una passione ed un incredibile strumento di lavoro in mani esperte, e possono davvero fare la differenza anche in situazioni limite, ma vanno compresi e conosciuti.

Anche per questo articolo è tutto, un grazie speciale ad Andrea Ravel Nutini per il suo prezioso contributo.

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Un abbraccio e buona avventura,

Simone

Andrea Revel Nutini

Presidente di Fondazione Onlus, appassionato di armi, tiratore sportivo e camminatore, laurea in giurisprudenza. Dopo lunghi periodi in America Centrale, Usa e Africa, rientra in Italia e partecipa a competizioni internazionali di enduro e Motorally (Rally dei Faraoni, Marocco e Transanatolia). Appassionato di cammini percorre 2 volte Santiago de Compostela, la via Francigena ed il Cammino di Francesco ed in tali occasioni riscopre il Bushcraft. Da 20 anni segue con attenzione l’evoluzione della legislazione in tema di armi e coltelli. Amministratore del gruppo Facebook “Difesa Legali Possessori di Armi”.

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2 Commenti

  1. Danilo

    Miseria che conoscenza, complimenti
    Danilo di Cesena

    Rispondi
  2. andrea revel nutini

    ciao Danilo, mi occupo di normativa armiera da tanti anni e sono anche tiratore ed istruttore di tiro. Quindi devo approfondire. e poi è passione 🙂

    Rispondi

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