Come organizzare una spedizione o viaggio all’avventura alla Indiana Jones?

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Simone Talamo

Ti piacerebbe andare a conoscere le tribù locali e il loro modo di vivere? Scoprire città e popoli lontani zaino in spalla? Andare alla scoperta di reperti archeologici? Partire alla ricerca di animali selvaggi in giro per il mondo? Cercare pepite d’oro in Nord America o percorrere decine se non centinaia di kilometri scoprendo città, villaggi sconosciuti, montagne, deserti, giungle, laghi e fiumi?

Le intenzioni di viaggio possono essere migliaia, ma in questa guida voglio parlare solo al tipo di persona che vuole buttarsi in un’avventura fuori dall’ordinario, che sente il bisogno di scoprire, vedere, documentare, mettersi alla prova e che vuole immergersi completamente e in modo autentico nell’esperienza che sta vivendo.

Con questo articolo voglio parlare agli avventurieri e agli esploratori che vogliono scoprire il mondo nella sua forma più autentica. Non di certo ai vari “Rambo”… più agli Indiana Jones!

Mettiti comodo, leggi questo articolo e prendi appunti se vuoi.

Come possiamo organizzare da zero una spedizione?

E’ sicuramente un argomento di cui non basterebbe un intero libro ma cercherò di darti dei riferimenti da cui partire per poi approfondire sempre di più in base al tipo di esperienza che hai deciso di vivere.

Innanzitutto è bene capire il tipo di viaggio che andremo ad affrontare perché come ho scritto all’inizio dell’articolo, il nostro viaggio può avere moltissime declinazioni diverse.

C’è chi preferisce restare in solitaria e godere della natura selvaggia, chi preferisce andare a documentare e vedere con i propri occhi come vivono le persone negli angoli più remoti della terra e chi come me, cerca di unire il più possibile questi due aspetti che vanno molto spesso a braccetto.

Il primo passo da capire quindi è il tipo di viaggio che abbiamo intenzione di organizzare.

Viaggio zaino in spalla in posti civilizzati, autosufficienza nella natura selvaggia o entrambe le cose?

La prima cosa da capire è se il viaggio che hai deciso intraprendere comprenderà il visitare posti più o meno civilizzati e in che percentuale rispetto ai posti non antropizzati dove dobbiamo contare solo su di noi al 100%.

E’ un aspetto fondamentale perché da questo capiamo come organizzarci per orientarci, per mangiare, bere e dormire.

Cominciamo dal primo caso: zaino in spalla in posti “più o meno” civilizzati.

1. Come organizzare un viaggio zaino in spalla in posti “più o meno” civilizzati?

Ho fatto un po di viaggi zaino in spalla da classico “Backpacker” tra cui 2 mesi tra Thailandia, Laos e Cambogia, un mese in Indonesia e uno più piccolo di 15 giorni in giro per il Marocco e in tutti questi viaggi e in quelli futuri, mi sono sempre e solo affidato a due principali fonti di informazione: articoli/video blog e libri della Lonely Planet del posto scelto.

Nei miei viaggi ho sempre selezionato un punto di partenza e un punto di arrivo, davo uno sguardo a cosa c’era di interessante da vedere e mi studiavo a grandi linee i trasferimenti da un posto all’altro contando una media di 2 massimo 3 notti per ogni posto.

Niente tour organizzati da casa, nessuna cosa già prenotata se non il volo di andata e quello di ritorno… fine.

D’altronde il bello dei viaggi zaino in spalla è proprio quello di essere liberi di andare dove si vuole, prendendo anche strade diverse mentre si è in viaggio e di cavarsela sul posto contando solamente sulle nostre capacità.

Possiamo andare a scoprire qualsiasi posto al mondo in modalità backpacking, tuttavia ci sono posti in cui è più facile farlo e posti meno, quindi prima di prendere il biglietto aereo e partire per la tua avventura, informati cercando su internet: “viaggiare zaino in spalla a/in…” e leggi cosa dicono.

Perché ci sono posti più comodi per viaggiare da backpacker e altri meno?

Dipende da molteplici fattori tra cui i servizi e la cultura del posto.

Per esempio l’Asia è fra i migliori posti per viaggiare in questa modalità. L’Africa lo è molto meno perché i mezzi fanno dei ritardi pazzeschi e il Sud America è tendenzialmente più “pericoloso” di altri paesi.

Parti dal presupposto che un viaggio di questo genere ti metterà di fronte a innumerevoli sfide e possibili contrattempi, quindi non fare dei calcoli troppo precisi in nessuno dei posti che deciderai di esplorare.

Devi acquisire una mentalità “da viaggiatore” che non si preoccupa, ne si lamenta per eventuali ritardi o malfunzionamenti dei mezzi di trasporto locali.

Tuttavia posti come appunto l’Africa sono ancora più disorganizzati di molti posti e questo comporta più perdite di tempo che dovrai mettere in conto, quindi se hai pochi giorni e vuoi visitare posti più disorganizzati e rinomati per avere seri problemi logistici, dovrai scegliere poche tappe, male che va se ti restano altri giorni puoi inventarti qualcosa di nuovo all’ultimo minuto.

E’ capitato per esempio nel mio viaggio in Indonesia.

Ero partito da Jakarta per arrivare fino all’isola di Lombok che si trova dopo Bali, facendo molte tappe durante il tragitto, per poi ritornare a Jakarta dopo 1 mese con un volo interno per poi ritornare infine in Italia.

Proprio in quell’anno però ci fu il terribile terremoto che distrusse l’isola di Lombok e le isole Gili che facevano parte del nostro itinerario.

Avevamo giorni in eccesso e quindi sfogliando il Lonely Planet alla ricerca di nuovi posti da scoprire prima di arrivare a Bali, ci siamo imbattuti nel Parco di Baluran, chiamata l’Africa Indonesiana.

Mai scelta fu così azzeccata, vivemmo 3 giorni in una capanna di legno in mezzo al parco, con corrente limitatissima e completamenti immersi fra le scimmie che provavano persino ad entrare nella nostra stanza e circondati da cervi, bufali e decine di altri animali completamente allo stato brado.

Fu un esperienza davvero bella e totalmente inaspettata.

Scoprire come muoversi in viaggio da un posto all’altro

Dopo aver scelto a grandi linee un idea di percorso calcolando quanti giorni di permanenza per ogni luogo, molto semplicemente dovrai cercare su Google: “come andare da… a…” e appuntare tutto quello che trovi.

Potrai decidere, di utilizzare treni, bus locali oppure potrai anche scegliere di provare a fare un autostop ma dovrai avere molto tempo a disposizione nel tuo viaggio.

Se intendi andare più veloce spendendo di più puoi scegliere di affittare un tuo mezzo personale o andare con mezzi e autisti privati.

E’ sicuro viaggiare zaino in spalla ed eventualmente anche da soli?

Nella stragrande maggioranza dei paesi assolutamente sì. Assicurati di non attraversare zone di guerra o con situazioni politiche ambigue per evitare problemi.

Premesso che il marcio c’è ovunque, posso garantirti che mi sono sentito molto più al sicuro di notte, da solo, in villaggi senza luce rispetto al camminare di notte per le strade nei dintorni di casa mia…

Se vuoi far stare più tranquilli i tuoi parenti a casa, puoi registrare il tuo viaggio sul sito della Farnesina.

Viaggiare in autosufficienza nella natura selvaggia

viaggiare nela natura in autosufficienza

Per questa opzione di viaggio ovviamente alcune cose cambiano perché non avremo il supporto di strutture per un determinato periodo di tempo che può variare.

Per una spedizione nella natura selvaggia ci sono altri tipi di problemi da riuscire ad affrontare, primi fra tutti l’orientamento e le provviste di cibo e acqua.

Trovandoci prevalentemente in zone non antropizzate è fondamentale conoscere la giusta direzione del nostro percorso per evitare di trovarci dispersi chissà dove e sopravvivere in attesa dei soccorsi.

Al tempo stesso dobbiamo anche preoccuparci della nostra sussistenza durante questo viaggio, senza farci mai mancare il cibo ma soprattutto l’acqua.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di tirare giù una linea guida che può andare bene per organizzare le nostre piccole o grandi spedizioni in autosufficienza:

  1. Scegliere il tipo di spedizione: mare, montagna, deserto, giungla o un mix di questi
  2. Studiare il percorso che si vuole fare: km da percorrere, tracciato Gps, punti di approvvigionamento acqua/cibo ecc…
  3. Studiare il territorio e le popolazioni: flora, fauna e usi e costumi delle popolazioni locali che potremmo incontrare nel nostro viaggio.
  4. Preparare l’equipaggiamento: da scegliere in base al tipo di avventura e di ambiente che abbiamo scelto
  5. Studiare le tecniche di sopravvivenza: studiare le tecniche di sopravvivenza che meglio si prestano all’ambiente scelto

1. Scegliere il tipo di spedizione

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Ovviamente la prima cosa da chiederci sarà: dove vogliamo andare?

Possiamo partire per l’esplorazione di qualsiasi posto e decidere il tipo di esperienza che vogliamo vivere. Ci sono persone, come gli amanti del bushcraft, che preferiscono percorrere pochi kilometri lasciando spazio alle attività da campo ed altri invece, come gli escursionisti, che amano percorrere decide di kilometri nella natura.

Questo stesso concetto può tranquillamente essere applicato al resto degli ambienti di tutto il pianeta.

La natura in Italia ci permette di esplorare il mare, i fiumi e le montagne, ma ci hai mai pensato che con un volo di 3h, dal prezzo anche molto modesto, puoi raggiungere Marrakech, per poi spostarti fino a Merzouga e decidere di pernottare per conto tuo nel deserto del Sahara?

Non dico che è necessario farlo, dico solo che è possibile ed è alla portata di chiunque.

Il concetto di Bushcraft possiamo applicarlo a qualsiasi ambiente del nostro pianeta, così come il concetto di trekking e di qualsiasi altra attività outdoor che normalmente faremmo nel nostro paese.

2. Studiare il percorso che si vuole fare

Questo è forse l’aspetto da curare maggiormente.

Se durante un viaggio esplorativo di qualche paese lontano ma antropizzato ci dovessimo ritrovare in una zona non prevista, tutto sommato il problema sarà facilmente risolvibile, ben diverso se invece questo succede in un area selvaggia dove non c’è la presenza di altre persone per decine e decine di km.

Ad ogni modo è importante curare da casa e con estrema precisione 2 cose:

  1. il tracciato Gps del percorso prestabilito
  2. approvviggionamenti di acqua/cibo

Creare un tracciato Gps

garmin basecamp come funziona

Con molta cura e attenzione dovrai studiare il più possibile il percorso da fare e caricarlo all’interno del tuo dispositivo Gps affinché ti guidi durante la tua avventura.

Ho scritto una piccola guida sull’utilizzo del Gps per creare tracciati che trovi cliccando qui.

Il Gps è uno strumento fondamentale per questo genere di esplorazioni però ha il limite di essere uno strumento tecnologico e funziona a batterie, è importante quindi avere anche una mappa del luogo con una bussola e studiare un po di cartografia.

Approvvigionamento acqua/cibo

Le migliori 5 borracce con filtro per potabilizzare l'acqua

Che tu decida di affrontare una spedizione nella natura in Jeep, con la moto, con la bici, con una imbarcazione oppure a piedi, dovrai portare con te acqua e cibo sufficienti.

Durante il tuo percorso dovrai registrare tutti i punti di approvvigionamento di acqua e di cibo possibili sostando quindi in città, villaggi, fiumi ecc… per fare le scorte.

A tal proposito nel tuo equipaggiamento non dovrà mai mancare una buona borraccia con filtro, per avere subito acqua potabile a disposizione, ne ho parlato in questo articolo dove elenco le migliori sul mercato.

Se hai deciso di viaggiare con un mezzo di qualsiasi tipo, o un animale come cavallo o cammello, avrai il vantaggio di poter portare con te sicuramente più acqua e più cibo e affrontare viaggi più lunghi, il problema sorge quando siamo a piedi e non possiamo caricarci di troppo peso.

Se la tua spedizione sarà in ambienti innevati/ghiacciati il problema non sorge, avrai acqua infinita utilizzando la neve o il ghiaccio sciolto per bere.

Se invece hai deciso fare un trekking nel deserto, le cose si complicano.

Come descritto in questo articolo, in alcuni deserti come in quello della Giordania, ci sono delle grosse pozze artificiali costruite proprio affinché si riempiano di acqua piovana, purtroppo però fare affidamento solo ed esclusivamente a queste fonti di acqua risulterebbe troppo rischioso.

Il tuo percorso a piedi quindi dovrà prevedere necessariamente soste più frequenti presso città o villaggi per fare rifornimenti e ripartire.

Ci sono altre soluzioni per riuscire a portare abbastanza scorte di acqua/cibo a piedi?

Assolutamente sì, consiste nel portare con se una qualsiasi forma di carrello o slitta da trainare (come per esempio la Pulka usata per le spedizioni invernali). In questo modo avrai più spazio per portare equipaggiamenti e provviste, anche se andrai a piedi.

La fatica sarà raddoppiata e ci metterai più tempo per concludere la tua spedizione, ma almeno la renderai possibile.

Per farti capire meglio cosa intendo, guarda cosa ha costruito questo ragazzo per attraversare 1200 km di deserto in totale autonomia:

3. Studiare territorio e popolazioni

E’ molto importante conoscere bene il territorio che andremo ad affrontare, i pericoli che può nascondere e gli animali presenti.

Se decidiamo di avventurarci nel Grande Nord ad esempio, dobbiamo avere consapevolezza degli animali selvaggi che lo abitano e di come potersela cavare durante un eventuale incontro ravvicinato.

Stesso discorso vale per le popolazioni che abitano quelle zone. Dobbiamo capire se potremmo imbatterci in qualche villaggio, se in quella zona ci sono ostilità, cosa può infastidire e cosa no.

Più siamo preparati e meno rischi corriamo.

4. Preparare l’equipaggiamento

Attrezzature-per-Bushcraft

Ovviamente per questo genere di avventure è fondamentale avere un equipaggiamento adeguato, da stabilire in base al territorio da affrontare e alla stagione scelta.

Un elenco di base che può andare bene per il 90% delle avventure è rappresentato da:

A questo elenco resta da aggiungere un Gps per il tracciato ed eventualmente un telefono satellitare o un Garmin InReach (non serve per chiamare ma per mandare messaggi e ha il Gps integrato) per comunicare con parenti e amici dove il telefono non prende.

5. Studiare le tecniche di sopravvivenza

Infine per avere un bacino di competenze degne di un avventuriero, servirà conoscere le principali tecniche di sopravvivenza e bushcraft che noi insegniamo in tutta Italia con il nostro corso di punta.

Ovviamente le tecniche di sopravvivenza vanno poi approfondite in base all’ambiente che andremo ad affrontare.

Nel caso del deserto ho scritto una guida molto approfondita che trovi qui: https://bushcrafter.it/come-esplorare-e-sopravvivere-nel-deserto/. Troverai anche un intervista molto interessante a Mauro Prosperi che ci ha raccontato la sua esperienza di sopravvivenza disperso per 10 giorni nel deserto del Sahara.

Si può creare un viaggio che mixi esperienze diverse fra loro?

Assolutamente sì e io sono tra quelli che preferisce questo genere di avventure.

Puoi tranquillamente pensare di esplorare il cratere di un vulcano dopo un lungo e faticoso trekking e magari pernottare qualche notte in ambienti magici e isolati da tutto e da tutti per poi andare a visitare tribù locali e scoprire come vivono, per poi dirigerti nuovamente verso luoghi più antropizzati alla scoperta delle culture e dei monumenti tipici del posto.

Personalmente ho tantissimi progetti tra cui:

  • Unirmi ad una carovana di beduini nel deserto e vivere con loro qualche giorno “da solo, non con gruppi di turisti in un tour organizzato e con falsi beduini”.
  • Cavalcare e vivere qualche giorno con i nomadi della Mongolia
  • Conoscere un monaco buddista in Tibet o in Nepal solo per approfondire la meditazione e scoprire cos’è per lui la felicità.

Questo è solo un assaggio, potrei parlarti per ore di cosa mi piacerebbe visitare e spero che con questa guida sia arrivato a persone che come me hanno voglia di scoprire ed esplorare questo fantastico mondo in tutte le sue forme e culture.

Spero ti sia piaciuto questo articolo, fammi sapere nei commenti in fondo.

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Al prossimo articolo,
Simone

Simone Talamo

Esploratore e Avventuriero, amo viaggiare in posti remoti e stare a contatto con la natura sopra ogni cosa. Ho deciso di creare Bushcrafter per aiutare le persone a scoprire i luoghi più remoti e affascinanti del pianeta.

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